QUALCOSA RIMANE 

terra amore e cartastraccia


Esposizioni passate

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VERNISSAGE 11 ottobre 2025

Bibliocafè Tra l'altro - Lugano

ESPOSIZIONE COLLETTIVA ARTISTI D'ITALIA E SVIZZERA 2025  

13 settembre 2025 - Arcore IT



Fotografie

Fotografia 20x30 su pannello fotografico KAPAFIX 5mm 

110.-

Libro

QUALCOSA RIMANE terra amore e cartastraccia

scrivere a info@silvanarodriguez.ch

68 pp - Formato A4

Solo spedizione


Parole che accompagnano

Possente ingegnoso animale

che tra comodi sentieri arrampico la catena

che trovo la cima poi libero le voglie

che mutuano in montagna

che sotterra la pioggia


scendo la vetta raschio e mi fondo

sono zampe e radici

che in sogno grido e corro


hai schivato anche l'eco

che sbatte e ribatte

ti lascio spensierato

a digiuno dalla bellezza

che cieca e vagante risuona

morirà alla battigia

l'onda come l'acqua

con la virtù dell'illusione

di essere stata bella


finché carta resta carta

mi guardi amato


scelgo un'immagine

poi nudo muoio ogni sera


nostra è la pioggia che batte senza catene

aria che mi cibava che ti cimenta

terra di semi e di ossa

mani senz'olio sbarrano

per chi sa del futuro


fame della stessa erba in fila

non sapevo fossi sorda


resta fermo

sarò a piedi nudi al ritmo delle bestie

le tue scarpe strette a lacci tesi

avvertiranno il rombo di combattenti a suonare la libertà

pettini fruste trecce e briglie

e poi tre zoccoli

eri come un cavallo per me


orizzonti curvi per prede poi predatori

non si può sempre vincere mi dicevano


trema la terra non i miei piedi

governo e proteggo centimetri di carta

finché non piove sarò padrone


il mio sasso che abito

che scuoio sviscero che disosso

per un quasi nato e un quasi morto

mi ostino


impacciato sfilavo schiavo delle idee

ne servivano due a riempire mattoni

capelli corti capelli lunghi

sguardo gobbo

bastone

disteso supino


cade il rumore

d'amore interrotto

catene ingranaggi 

muri d'acciaio

dentro

fiori recisi


fiumi fermi

ricci chiusi

scarpe che non lasciano impronte

annego nel desiderio di una guerra

fuori e dentro

perderemo anche la Luna


seducimi e lasciati guardare

ma non preporti non sei manco piena

ma inverti la forza ritira la spuma

ma rispetta me e l'oltremare

ma desisti che alla Terra ci penso io


impugno la forza di un pastrocchio

che cancelli muri con radici di quercia

non lasciarne traccia che sia magia

poi un altro muro


matite indelebili che scrivono di cenere

di forni che fondono forni

di gomme di brace che disegnano futuri


che le fondamenta son mobili

lo sanno anche i bambini

da capo

troppi alberi vendo ombra

da capo

manca aria compro energia

da capo

spazi furibondi come quando escono dalle righe

usa il retro del foglio

poi spegni le luci


compro tempo a buon mercato

buca lo spazio e le maree senza ingorghi

alza palazzi di posteggi e autostrade per le vette

rottamati

gioco a carte

per far passare

il tempo


tre sedie senza nome

da mani di un bisnonno

di un paese in cui una madre

ha dato tre bambini.


Senza gravità ne un cappello

fluttuiamo

allineati

tra mondi

senza desideri.

Che era questa la vita?


Osserva il lampo senza contare la distanza

vedrai l'anima ribelle

perché il nostro tuono è silenzioso

ma più forte del rumore del mondo.


Siedo per terra

che giro con la Luna attorno

e attorno al Sole

pane che pulisce bocche

che dipinto di grazia baratta idee

per un figlio

senza briciole.